Marmo di Botticino

Cod. ghiaia 023

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masso botticino
masso grezzo
ghiaia marmo di botticino
ghiaia

Pavimentazioni disponibili
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NOME PETROGRAFICO
Calcare micritico compatto


DESCRIZIONE TECNICO – ESTETICA
Il marmo di Botticino è un tipo particolare di calcare micritico compatto (puro) di colore beige, estratto nelle cave di Botticino, Nuvolento, Nuvolera, Rezzato e Serle in provincia di Brescia.
La varietà cromatica del marmo di Botticino Classico è originata dalla diversa concentrazione e andamento di inclusioni di origine organica e inorganica nella pasta omogenea di fondo composta da fango fine, carbonatico e prevalentemente calcareo, che prende il nome di micrite.


CARATTERIZZAZIONE GEOLOGICA
Il giacimento di pietra calcarea da cui si estrae il marmo Classico di Botticino , si formò tra 190 e 60 milioni di anni fa dal lento e continuo processo di sedimentazione, cementazione e ricristallizzazione di fanghi calcarei in un “mare lagunare” di età mesozoica.
Il clima di tipo tropicale inoltre ospitava organismi che, fossilizzati, costituiscono ora una delle peculiarità più apprezzate del marmo.


DESCRIZIONE PETROGRAFICA – MINERALOGICA
L’estrema compattezza, la porosità e i bassi valori di assorbimento, lo rendono idoneo all’impiego esterno e ne determinano le caratteristiche meccaniche quali la resistenza alla compressione, alla flessione e all’usura.
Per l’indiscutibile bellezza e le grandi doti di resistenza, il marmo di Botticino è ampiamente utilizzato anche in architettura e nell’interior design e viene considerato a livello mondiale un marmo molto pregiato.


NOTE STORICHE
Il marmo fu largamente utilizzato per la costruzione di edifici monumentali bresciani quali il Capitolium e il teatro romano. Il problema principale di questa attività durante l’Impero Romano era quello legato all’estrazione: i romani infatti erano alla ricerca di una tecnica estrattiva efficiente e dopo tanti esperimenti trovarono il riscontro migliore nella tecnica dell’olivella che facilitava l’estrazione dei blocchi di marmo attraverso l’utilizzo di un anello meccanico inserito in una cavità praticata previamente sulla facciata del blocco. Il popolo dei romani era molto preciso in queste attività e lasciò alle popolazioni successive una grande eredità dal punto di vista tecnico. Il Medioevo, non fu affatto proficuo per l’estrazione marmifera che visse una situazione di stallo. Nuovi progressi si registrarono invece nei secoli successivi, quelli del Rinascimento. Risalgono al Cinquecento le prime informazioni certe ed affidabili sull’estrazione del marmo nelle cave di Botticino e Rezzato. Comparve per la prima volta il termine medoli tuttora utilizzato per designare le cave. Tra il Quattrocento e il Cinquecento gli operai delle cave cominciarono a specializzarsi in questo mestiere e nel 1462 venne stipulato un primo contratto per la fornitura di colonne di marmo tra il Monastero di S. Eufemia e due Maestri lapidici di Cavegnago. Nel Settecento nacquero nuove figure professionali tra cui lo scultore, il tagliapietre, lo statuario e l’intagliatore. Il tramonto dell’Ottocento è segnato dalla nascita dell’imprenditore collaboratore in cooperative come quella fondata nel 1921 tra lavoratori di marmo ed affini, oppure quella del 1926 intitolata I Fratelli Lombardi di Botticino che controllava oltre metà dell’attività delle cave.
L’attività, con il passare del tempo, diveniva sempre più florida, tanto che nel 1958 furono estratte ben 209.919 tonnellate di marmo.
Tratto dalla tesi di Letizia Tonolini: LA FATICA DEL MARMO – Esperienza di un reportage sulla Via del Marmo”. L.A.B.A. – Libera Accademia delle Belle Arti di Brescia.